Sestograd

Programma Elettorale Collettivo di Scienze - Cap. III PDF Stampa E-mail
  
Domenica 08 Marzo 2009 12:36

Capitolo 3 Contro la 133!

3.1 La Legge

Approfittando dell’Estate, l’attuale Governo ha approvato in nove minuti il DL 112, poi approvato in via definitiva in Parlamento il 6 agosto. Il decreto contiene una serie di misure economiche che vanno a colpire duramente il settore pubblico. Ma chi ne risentirá maggiormente sará proprio l’Universitá statale, vittima di tagli indiscriminati che raggiungono 1 miliardo e 500 milioni di euro in 5 anni. Inoltre, la Legge prevede il blocco del turn-over al 20 percento (cioè soltanto un quinto dei fondi ottenuti dai pensionamenti possono essere riutilizzati per nuove assunzioni) e la possibilitá per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di Diritto Privato.

Ció comporterá una serie di conseguenze negative, per tutto il mondo dell’Universitá e non solo: potrá scomparire il tetto massimo del 20% del FFO per le tasse universitarie, che cosí raggiungerebbero livelli altissimi, trasformandosi da contribuzione a reale fonte di sostentamento per la gestione economica dell’Ateneo; si verrebbe a determinare una netta distinzione tra Atenei di serie A e Atenei di serie B, con differente valore del titolo di studio. Questa legge sancisce la possibilitá dei privati di entrare negli Organi di governo degli Atenei, condizionandone non solo la gestione economica, ma soprattutto la Ricerca e la Didattica, che verrebbero completamente sottomesse alle perverse logiche di mercato.

L’attacco del Governo è mirato a colpire i fondamenti dell’Universitá pubblica e a sancirne il definitivo declino, reintroducendo un forte classismo nell’istruzione in base al censo. Da parte di un Governo autoritario come l’attuale, attaccare cosí duramente l’Istituzione universitaria è il modo migliore per tentare di reprimere ogni sviluppo di una coscienza critica e di ogni forma di dissenso.

3.2 La nostra mobilitazione

A partire dal 6 ottobre 2008, gli studenti della Facoltá di Scienze hanno dato vita ad una forte protesta contro la legge 133/08.
Il Collettivo di Scienze, insieme a molti altri studenti, ha partecipato attivamente alla mobilitazione, occupando, dall’inizio di ottobre fino a metá gennaio, i locali del Dipartimento di Matematica Ulisse Dini, del Polo Scientifico di Sesto Fiorentino e del Plesso didattico di Viale Morgagni, promuovendo numerose iniziative di protesta tese prima di tutto ad una continua sensibilizzazione fuori e dentro le Universitá riguardo alla Legge e al pericolo che essa rappresenta per i diritti degli studenti e dei ricercatori, e quello di cercare di costruire un’idea diversa di Universitá, che si differenzi dalle politiche degli ultimi quindici anni.

Si è parlato spesso di autoriforma studentesca, cioè di quella presa di coscienza di noi studenti secondo cui sia necessario riformare dal basso l’Universitá, a partire dai principi essenziali quali la necessitá di salvaguardare la natura pubblica dell’istruzione e la libertá e l’indipendenza della Ricerca (un aspetto che come Collettivo di Scienze trattiamo da anni). Tutto ció è stato il motore di un movimento studentesco ben piú esteso, che ha coinvolto la totalitá delle Facoltá fiorentine e degli Atenei italiani, portando centinaia di migliaia di studenti ad incontrarsi in diversi appuntamenti di piazza, in particolare le quattro manifestazioni, alle quali il Collettivo di Scienze ha partecipato in maniera massiccia. Il 10 ottobre alla manifestazione cittadina c’erano 10.000 persone; il 21 ottobre alla manifestazione regionale a Firenze c’erano 60.000 persone; il 30 ottobre a Roma alla manifestazione nazionale per la Scuola c’erano circa 2.000.000 di persone; il14 novembre a Roma alla manifestazione nazionale per l’Universitá c’erano circa 500.000 persone. In questi appuntamenti il movimento studentesco è sceso in piazza, facendo propri i valori del pacifismo, della creativitá e dell’antifascismo. Noi ci ritroviamo profondamente in questi valori e crediamo davvero che una Universitá diversa e molto migliore si possa costruire, ed è proprio per questo che abbiamo sfilato per le vie di Firenze e di Roma, insieme a molti altri studenti per far sentire la nostra voce di protesta.

Inoltre, abbiamo partecipato alle Assemblee Nazionali del Movimento a Firenze (8 novembre) e a Roma (15-16 novembre), che hanno rappresentato importantissimi momenti di confronto per tutte le realtá in mobilitazione a livello nazionale. Il movimento ha naturalmente incontrato, nel lungo percorso della protesta che ci porta fino a questi giorni, le istanze degli studenti medi e dei lavoratori, ed è per questo che abbiamo aderito allo Sciopero Generale Nazionale del 12 dicembre. Siamo infatti convinti che la crisi che stiamo vivendo riguardi tutti i settori piú deboli della Societá: è chiara, infatti, la volontá di distruggere il tessuto sociale.

3.3 La ricerca

Il tema della Ricerca pubblica non puó lasciarci indifferenti sia come cittadini di uno stato laico e plurale e pertanto legati alla crescita culturale del paese sia, soprattutto, come studenti di una Facoltá, quella di Scienze, che fa della ricerca universitaria il suo punto focale. La Ricerca è uno degli sbocchi lavorativi piú naturali per uno studente di Scienze ed è per questo che la Ricerca che si fa all’interno dei dipartimenti universitari, in termini di opportunitá che offre ai giovani, in termini dei finanziamenti di cui dispone (pubblici e privati), è un argomento che non puó essere lasciato solo ai docenti o a chi la ricerca la fa. Sulla Ricerca si possono innanzitutto fare due valutazioni:
i finanziamenti pubblici sono veramente esigui, perció sempre di piú, per sopravvivere, i gruppi di Ricerca sono costretti a cercare finanziamenti privati;

chi materialmente fa la Ricerca nei dipartimenti è sempre piú spesso precario, un assegnista con contratto di qualche mese o rinnovabile di anno in anno, per il quale la speranza di un posto da Ricercatore è sempre piú lontana.

Giá nell’ottobre 2005 la Facoltá di Scienze ha dato vita ad una forte protesta contro il DDL Moratti, poi diventato Legge 230, un provvedimento che sanciva l’ingresso dei soggetti privati nella Ricerca universitaria e peggiorava nettamente le condizioni della Ricerca. Il Collettivo di Scienze fu allora protagonista di una grandissima protesta, diventando punto di riferimento per la mobilitazione a livello nazionale.

La Legge 133 contiene la possibilitá per gli Atenei di trasformarsi in Fondazioni di Diritto Privato: provvedimento che mina ulteriormente il carattere libero della Ricerca. Infatti, in questo modo alcuni settori, in particolare quelli dell’area tecnico- scientifica e medica, potranno fare Ricerca, non piú libera, ma solo alle condizioni dettate dagli enti privati che le finanziano (giá ci immaginiamo le Banche, le lobby delle armi e della produzione militare, le potenti case farmaceutiche, ecc.); ció favorirá la cosiddetta “ricerca finalizzata”, estranea al progresso scientifico e volte soltanto a trasformare il sapere in mercato. Siamo convinti che se la logica di distruzione totale dell’Universitá pubblica e della sua privatizzazione dovesse attecchire definitivamente, la Ricerca scientifica, quella pura, ovvero quella che - come ci ha ricordato Margherita Hack, nella sua "Lezione in piazza" da noi organizzata - non porta a nulla di immediatamente utilizzabile, ma costituisce l’indispensabile base per la ricerca applicata, che è quella che governa lo sviluppo della societá, sarebbe completamente sottomessa a ricatti per cosí dire di mercato, piú di quanto giá non lo sia oggi.

Secondo noi le linee di Ricerca seguite all’Universitá devono essere dettate esclusivamente da logiche culturali e svincolate da interessi commerciali: solo cosí è possibile una Ricerca libera e indipendente, su cui si basa il progresso di una Societá.

I vari provvedimenti legislativi non sono gli unici motivi per cui il precariato è cosí diffuso all’interno dei luoghi di Ricerca universitaria. Esistono delle responsabilitá da imputare anche alla politica sia dei Rettori che delle Facoltá, e questo è sicuramente molto vero nell’Ateneo di Firenze. Troppo spesso, in questi anni, infatti, nel nostro Ateneo e nella nostra Facoltá si è preferito garantire avanzamenti di carriera (posti da associato e da ordinario), piuttosto che assumere nuovi ricercatori
sono stati preferiti scatti di docenza (da ricercatore ad associato o da associato ad ordinario) piuttosto che l’assunzione di nuovi e giovani ricercatori.

Anche in questo senso, l’impegno del Collettivo di Scienze è sempre stato rivolto, e continuerá ad esserlo, sia alle proteste a livello nazionale (come le recenti mobilitazioni), sia alla politica della Facoltá.

3.4 Lo abbiamo fatto!

Le occupazioni del Dini, del Polo e del Plesso, portate avanti dal Collettivo di Scienze e da tantissimi altri studenti, sono state laboratori permanenti, che hanno prodotto idee, iniziative e riflessioni politico-culturali.
Fin dall’inizio, lo scopo principale è stato quello di portare l’Universitá fuori dalle mura accademiche; difatti abbiamo organizzato molte lezioni in piazza, di genere divulgativo, tenute da professori e ricercatori della nostra Facoltá nel centro storico di Firenze e in numerose piazze cittadine.
Tra le tante lezioni c’è stata anche quella di astrofisica della professoressa Margherita Hack, in piazza della Signoria, alla quale hanno partecipato migliaia di persone di tutte le Facoltá, di tutte le etá e di molti Paesi stranieri.
La stessa iniziativa delle lezioni extra-curriculari è stata riproposta all’interno delle Facoltá occupate, con l’intenzione di avvicinare, anche fisicamente, tutta la cittadinanza all’ambiente universitario. Abbiamo, infatti, organizzato una 24 ore di lezioni non stop al Dipartimento di Matematica Ulisse Dini, e poi un’altra al Plesso di Viale Morgagni, insieme ai Collettivi di Ingegneria, Farmacia e Medicina, che hanno riscosso un enorme successo.
Successivamente, è stato tenuto un breve corso di Fisica, al Polo Scientifico di Sesto, sul tema della Questione energetica, aperto alla partecipazione di tutta la cittadinanza. Il blocco aule di Sesto ha ospitato anche Vincenzo Balzani, noto professore dell’Universitá di Bologna, che ha tenuto una lezione molto seguita sulle macchine molecolari, e Umberto Guidoni, il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, che ha parlato delle sue missioni nello Spazio. Un’altra iniziativa da noi portata avanti è stata quella di tenere i Musei interni alle nostre Facoltá (in particolare l’Orto Botanico e La Specola) aperti e gratuiti per una settimana, in modo da ribadire la nostra volontá di rendere la cultura fruibile per chiunque, in contrasto con l’elitarismo che sempre piú sta emergendo, a seguito delle politiche in materia di istruzione dei governi degli ultimi vent’anni. Come Collettivo di Scienze ci siamo anche impegnati nel sensibilizzare le persone al di fuori dell’Universitá riguardo le sostanziali modifiche che la legge 133 apporterá agli Atenei italiani e soprattutto al concetto stesso di Istruzione. A tale scopo abbiamo organizzato incontri aperti a tutti all’interno delle Facoltá occupate, e abbiamo partecipato a molte Assemblee di Istituto e a molti incontri nelle scuole superiori di Firenze, Prato e Pistoia.
Un’altra finalitá della mobilitazione è stata quella di far sí che la nostra voce di protesta fosse sentita forte, sia a livello locale, che nazionale. In questo ambito ci siamo mossi ideando e coordinando ben tre flash-mob, ampiamente partecipati, che hanno avuto come soggetto la Costituzione, la fuga dei cervelli, la morte dell’Universitá pubblica.
Inoltre, di concerto con tutto l’Ateneo e anche con le Universitá di Pisa e Siena, abbiamo attuato deviazioni del traffico per poter focalizzare l’attenzione degli automobilisti sulla questione universitaria; nel prato accanto al blocco aule del Polo Scientifico di Sesto, poi, è stata creata la scritta “NO 133” con le auto, opera fotografata da un velivolo dell’aeroclub fiorentino (guarda su www.sestograd.org).

3.5 Il progetto di autoriforma

Un elemento che ha caratterizzato e continua a caratterizzare fortemente la nostra mobilitazione è l’esigenza di proporre un nuovo modello di sistema universitario che non difenda lo status quo. Da anni denunciamo le baronie negli Atenei, e nella nostra stessa Facoltá e il meccanismo perverso delle assunzioni.
Siamo da sempre contrari all’autonomia didattica, che ha portato alla indiscriminata proliferazione dei corsi e dei corsi di laurea, e all’autonomia finanziaria che ha fornito gli strumenti per favorire una malagestione economica, causa degli ingenti debiti di molti Atenei, tra cui quello fiorentino.

Da molti anni noi crediamo che sia necessario un processo di Riforma del sistema universitario e siamo certi che il modello proposto dall’attuale Ministro non cambierá l’Universitá, ma le dará il colpo di grazia.

Crediamo che l’Universitá non debba essere un luogo di banale trasferimento di nozioni dai docenti agli studenti, ma deve essere un reale centro dove si fa Cultura, dove le discipline di studio, oltre che insegnate, siano sempre discusse, rinnovate e reinventate e che debba essere davvero aperto a tutti. Per questo abbiamo avviato un processo di autoriforma dell’Universitá, abbiamo, cioè, pensato collettivamente come vorremmo che fosse l’Universitá, con gli studenti al centro di tutte le politiche di gestione dei luoghi e delle risorse economiche.

3.6 I nostri spazi

Come Collettivo di Scienze intendiamo continuare questa grande mobilitazione, rivendicando un’Universitá che sia realmente degli studenti; dei luoghi universitari aperti e fruibili. In totale continuitá con le ragioni che ci hanno spinto a muoverci in questi mesi, vogliamo denunciare una situazione, ormai costante da tempo, in cui gli spazi universitari, al di lá dei canonici orari di apertura, sono negati agli studenti, che invece molto spesso, soprattutto durante gli appelli, necessitano di un posto dove ritrovarsi e studiare in gruppo.
Adesso portiamo l’esperienza di questi mesi di lavoro, in cui abbiamo tenuto aperti i nostri luoghi universitari, e possiamo testimoniare una forte necessitá da parte degli studenti di averli a disposizione anche fuori dall’orario canonico.
Secondo noi non è giustificabile, come non lo è mai stata, una situazione in cui noi studenti siamo di fatto considerati quella "componente in piú" (maggioritaria, tra l’altro) che vive all’Universitá dalle otto di mattina alle sette di sera.

Noi studenti non siamo solo un’utenza che sfrutta un servizio. Non accettiamo di essere clienti di un’azienda che produce il precariato del domani, nè di essere sottomessi alla logica secondo cui venire all’universitá significa accumulare il maggior numero di crediti nel libretto, invece di sviluppare un pensiero critico e libero.

L’assurda decisione presa dagli organi centrali dell’Ateneo di chiudere le sedi universitarie durante le vacanze natalizie e durante tutti i fine settimana del 2009 rafforza la nostra rivendicazione dell’apertura degli spazi.
Riteniamo scandaloso che per chiudere il bilancio dell’Ateneo si ricorra ancora a tagliare servizi agli studenti (durante le vacanze natalizie sono rimaste chiuse anche le biblioteche, molti docenti non hanno potuto fare ricevimento e tantomeno esami)!!
Per questo abbiamo deciso di mantenere il Plesso, il Dini ed il Polo di Sesto occupati anche durante le vacanze natalizie, nonostante l’assenza di riscaldamento e la corrente elettrica limitata. E per questo, come Collettivo di Scienze, ci impegneremo a tenere aperti e in autogestione i nostri luoghi universitari per qualche fine settimana nel corso dell’anno, per dare a tutti gli studenti il diritto a vivere gli spazi universitari, che sono i propri, per studiare, per socializzare.

Ora, come e piú di prima, ribadiamo la necessitá del nostro diritto allo studio in una Universitá aperta a tutti.

 

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